Il diario di Laura
Mercoledì 17 febbraio
Destinazione Vaiano
Partecipanti Cate, Anna Chiarini, Titti, Sandro, Dani, Gio, Iso, Alba, Patti, Laura
Durata tre ore e mezzo
Da Cate alle 11 , perché
Sandro ha dovuto tentare di far divenire sua zia una “zia in carriola”. Il tempo
fa schifo quindi, siccome sul sito c’era scritto che se pioveva restavamo a
casa, mi vesto da città con la borsa a tracolla , lascio a casa i bastoncini e
mi porto dietro del ragù, così possiamo mangiare assieme da Cate. Ma Sandro
dice che in Toscana c’è il sole, e Sandro è un uomo d’onore, e quindi partiamo
per Vado.
Arrivati alla stazione, chiedo a Sandro se mi può prestare i suoi bastoncini,
ma lui dice che ne ha uno solo, perché l’altro lo usa sua madre per sciare.
Quindi ne farò a meno. In stazione dobbiamo fare i conti con una macchinetta
bastarda che ci frega sul prezzo del biglietto e che è così complicata che ci
avrebbe fatto perdere il treno, se non fosse stato in ritardo. Saliti sul treno,
troviamo uno scompartimento tutto per noi, con solo una ragazza giapponese
seduta in un angolo. Ci mettiamo a organizzare un Cammina e mangia a Ibiza,
ormai non ci tiene più nessuno, si parla anche di fare una gita sul monte
Snowdon assieme a Patrizia. Una volta in Toscana, all’uscita di un tunnel, ecco
il sole!!! Grida di gioia incontrollabili e la giapponese, che si era
appisolata, si sveglia sobbalzando cogli occhi sbarrati. Sandro dice che oggi
non riusciremo ad andare a mangiare al ristorante, quindi dovremo accontentarci
di una piadina. A noi la cosa non piace, così gli diciamo che vogliamo tornare
indietro a mangiare le tagliatelle col ragù, ma lui non ci prende neanche in
considerazione. A Vaiano , al Bar Morena, ci rimpinziamo di crescente farcita
buonissima, dato che ormai è passato mezzogiorno. La signora ha un’aria molto
severa e Alba, che non gli par vero di alimentare i suoi sensi di colpa, si
domanda: cos’ho fatto di male?
All’una cominciamo la passeggiata, con una bella salita naturalmente. Ma ho
mangiato troppo, e faccio una gran fatica a convincere i piedi a staccarsi da
terra. Ci sono 15° , un tepore inaspettato e dolcissimo, anzi un po’ si suda,
quindi a poco a poco ci svestiamo, restando solo con la maglia. Appena fuori dal
paese, un bel paesaggio dolce e aspro, dove domina l’argento degli ulivi, ma i
cipressi si alzano scuri , alti e stretti e molti alberi sono ancora spogli. Ci
sono macchie di erba di un verde tenero, e si cominciano a vedere i primi fiori
primaverili: nontiscordardime, elleboro, peschi giapponesi, ranuncoli e
addirittura un mandorlo in fiore. Qua e là bellissimi casolari, tutti
restaurati. Ci sediamo su un muricciolo, ci siamo tutti tranne Sandro, che
arriva lemme lemme. Non crederà mica di essere a passeggiare sotto il pavaglione?
Poi il sole sparisce, le nuvole si addensano, ma solo gli ultimi metri prima
della stazione comincerà a piovigginare. Arrivati a valle, prendiamo la
ciclabile Marco Pantani,una bella stradina in mezzo al verde, dove incontriamo
gruppetti di signore salutiste. Quando arriviamo alla stazione sono molto
stanca, e dire che la strada era in gran parte in piano . Forse è arrivato il
momento per me di seguire il consiglio del figlio di Sandro Facchinelli e andare
a camminare ai giardini Margherita. Alla stazione non c’è la toilette, e la
fontana è guasta, una vergogna, quindi io e Dani lasciamo gli altri alle prese
con la macchina sputabiglietti e andiamo al bar. A casa alle sei, appena in
tempo per la messa di commemorazione di Lorenzo.
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