mercoledi 3 settembre 2009
Giro del Corno alle scale dal
parcheggio - le Briglie - Rif. Sasseto
Passo dello Strofinatoio - Cima Corno - punta Sofia - sgambata sui Balzi
dell'Ora - Rif. Le Rocce - parcheggio
ORE 3 disl. 550 m
Il Diario di Laura
Mercoledì 3
sett 2008
Destinazione Cavone – Corno alle Scale e ritorno
Partecipanti Cate, Carla, Iso, Danila, Laura, Regina,
Sandro
Durata
tre ore e mezzo, comprese le soste frequenti a mangiare mirtilli e
lamponi
Tempo
temperatura ideale, fresco e soleggiato. Sul crinale molto ventoso
Teoricamente
non avrei dovuto andare in passeggiata, perché da un mese soffro di sciatica,
però Sandro mi ha messo a punto un percorso che, se mi blocco, il Soccorso
Alpino mi trova subito. E così, eccomi qui,alle otto da Cate.
Presto,
perché andiamo lontano. Siamo in sette, quindi dobbiamo prendere due macchine,
perché nessuno ha il coraggio di chiudere Cate nel bagagliaio.
Colazione al
Jakarta.
Quando
usciamo, chiediamo a Sandro quale sarà la prossima tappa, non vogliamo essere
seminate al primo semaforo. Silla, dice. Comunque la nostra era una
preoccupazione immotivata, perché lui sta invecchiando, e si mette quindi
ordinatamente in fila e ci rimane per tutto il tempo. Dopo Silla prendiamo per
Lizzano, e poi per il Cavone.
In macchina
sono con Regina e Carla. Di che cosa abbiamo parlato ? Difficile dirlo, e però
la conversazione ferveva, ed ero così presa che per un bel pezzo mi sono
dimenticata di guardare fuori dal finestrino. Poi, a un tratto, ho alzato gli
occhi, e stavamo attraversando una bellissima abetaia fitta fitta , col sole che
qua e là sgusciava fra i rami accarezzandoli.
Dopo poco
eccoci al Cavone. Parcheggiamo e cominciamo a salire verso il Corno, lungo un
bel sentiero nel bosco. Sono le dieci e mezzo.
Appena finito il bosco, c’è il Rifugio Sasseto.
Chiuso, ma per nostra fortuna ci sono quattro livornesi simpatici che hanno
fatto tappa qui e che ci preparano un caffè Illy con la caffettiera Forever (
ricordarsene ), ed è buono come al bar. Prima di salutarli con riconoscenza, gli
promettiamo che quest’anno, che loro sono in serie B, ci occuperemo noi di fare
del male al Milan.
Riprendiamo
la salita verso il crinale, fermandoci a mangiare mirtilli.
Come
descrivere il bellissimo paesaggio circostante? Di velluto mi hanno proibito di
parlare, e quindi dirò che il tessuto non meglio identificato cade in morbide
pieghe verdi, spruzzate qua e là di rosso perché l’autunno sta avanzando.
Sul crinale
c’è una bellissima visione a 356°( i 4° mancanti sono le stecche degli occhiali
– ndr), con quinte di montagne dai contorni sempre più dolcemente indistinti
nella misura in cui si allontanano.
In fondo si
vede anche il Vigese, il che permette a Sandro di sottoporci al solito test.
Il vento è
forte, e cerca di ribaltare Regina - ma con me non ci prova neanche – e passando
attraverso i fori di alcuni pali piantati nel terreno, suona un motivo che a
dire il vero non è gran che, un po’ monotono.
Siamo a quota
1945. Cerchiamo un punto sottovento e ci sediamo per mangiare.
Carla ha
portato l’insalata di orzo perlato che aveva preparato per una cena poi saltata.
Naturalmente ci sono anche i piatti e le posate, un picnic veramente perfetto.
Sandro ci
fotografa e dice che siamo un bel figaio ( non era meglio usare una parola meno
volgare, per esempio gnoccheto, come suggerisce Danila? ) , lo può ben dire
perché con tutti i mirtilli che ha mangiato la vista gli è molto aumentata e
adesso vede anche attraverso i vestiti.
Mangiamo,
guardiamo il paesaggio e le nubi che vanno – alcune sono un po’ scure, pioverà?
Le nuvole passano veloci, e il paesaggio cambia in continuazione con luci ed
ombre mutevoli che ne nascondono e subito dopo ne sottolineano la morbidezza
dolce e incontaminata.
Ripartiamo,
fermandoci un attimo a farci fotografare all’imboccatura del sentiero del Balzo
dell’Ora , così posiamo far morire d’invidia gli amici che sono restati a casa,
poi cominciamo a scendere verso il Cavone, e devo dire che le mie ginocchia non
sono per niente contente.
Per fortuna
ci fermiamo spesso, perché oltre ai mirtilli c’è una gran quantità di lamponi.
Arrivati al Rifugio Cavone, entriamo nel bar e l’unica cosa fresca è una torta
ai frutti di bosco. Ancora?! Non ne possiamo più, preferiamo comprare gelati e
patatine.
Ci sediamo
fuori al sole, di fronte al lago che è di un bel verde limaccioso, con la
superficie che il vento increspa e cosparge di punti luminosi tanto da farla
sembrare stellata, come dice Cate. Una vespa entra nel bicchiere di Cate, poi
cade nella birra e annaspa per un po’. Per non farla morire Cate getta in terra
la birra, e la vespa sene va a piedi barcollando. Adesso le ritirano la patente,
dice un signore dietro di noi.
Sì, e poi la
confiscano, in quanto Vespa.
Alle sette e
mezzo a casa. E’ stata una bellissima giornata.
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Figaio detto anche Gnoccheto
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