30 aprile 2014 -
Svizzera
Luminasio sent. 140b - Mulino Mazzagatti
-sent. 142 - Lago di Montasico - Svizzera - sent. 140b - Luminasio
ORE 3.15
disl . 300 m
10 Km
Partecipanti Anna Po, Cate,
Iso, Laura,Miriam, Sandro – pochi? Sì, ma buoni o almeno poco avariati , come
Anna e me
Durata programmata 6 ore
effettiva 3 ore e un quarto
Tempo atmosferico Tutti ci
siamo portati dietro l’ombrello, il che deve aver avuto un effetto
scaramantico perché, nonostante
le previsioni avverse, abbiamo sempre camminato
nel sole. D’altra parte questo
è il buco di Medelana.
Alle 8.30 alla Meridiana. Viene
a salutarci Rita, che è appena rientrata dal viaggio negli Stati Uniti ed è
stata subito risucchiata nel vortice della ristrutturazione della sua casa di
Bologna, quindi oggi non potrà venire con noi. La salutiamo affettuosamente e
partiamo. In fila a un semaforo davanti a un’edicola, leggiamo che la Franzoni
ha chiesto i domiciliari. Ora voi avete mai pensato che ci potesse essere una
relazione fra lei e Berlusconi? No? Sandro l’ha trovata, e si è subito incazzato
perché dice che lei è ancora in carcere e Berlusconi invece è sempre in giro a
far danni ( fra l’altro, come dice Crozza, i prezzi delle case a Cesano Boscone
sono crollati al minimo storico ). Durante tutto il tragitto fino a Luminasio,
discutiamo animatamente sul mistero della morte del piccolo, individuando le
responsabilità, sottolineando gli errori della difesa e mettendo in luce quelli
dell’accusa. Se solo i giudici ci avessero interpellato prima di emettere la
sentenza!
A Luminasio ci fermiamo vicino
alla chiesa, di fronte a un albero bellissimo di pavlova, coi suoi fiori lilla a
forma di campanula. Mentre gli amici si cambiano le scarpe, mi avvicino a una
bacheca con una bella vignetta che rappresenta un uomo col fucile e una piccola
voragine in corrispondenza dell’inguine: è opera di Vauro, che invita i
cacciatori, se proprio devono sparare agli uccelli, a sparare al proprio. Alle
9.30 cominciamo la passeggiata. Stanotte deve aver piovuto molto e il paesaggio
è di un verde lussureggiante quasi sfrontato, punteggiato di fiori e dalle masse
leggere dei fiori di acacia e di ippocastano. Il sentiero è in gran parte
pianeggiante, con alcune salite e discese anche un po’ ripide e anche con la sua
brava cascatella. Si snoda fra gli alberi con belle vedute sugli Appennini, che
digradano dolcemente a valle. Come sono belli! Stiamo lì a godercene tutta la
morbida bellezza, contenti del fatto che oggi non c’è nessuno che ci rompe le
scatole dicendo che gli Appennini modenesi sono più belli. Fango non ce n’è
tanto , ma basta a far sì che io e Sandro ci inzaccheriamo scarpe e pantaloni
come al solito. Dopo poco più di un’ora ci fermiamo per decidere il percorso:
fare un anello sarebbe troppo lungo, quindi decidiamo per un cappio. Saliamo al
Lago di Montasico, che deve avere delle conoscenze altolocate fra i cartografi,
perché è segnato sulla cartina come lago, mentre è poco più grande di uno
stagno. Arriviamo alla chiesa dedicata a S. Antonio patavino – che se lo dicesse
Sandro si potrebbe pensare che sta parlando di Claudio. Poi saliamo al
pilastrino poco più in alto. E’ stato restaurato da poco, e la Madonna non c’è,
dev’essere uscita mentre lo ridipingevano. Sono le undici. Discutiamo se
mangiare al sacco oppure andare al ristorante e fortunatamente passa questa
seconda opzione, quindi prendiamo la via del ritorno. Finito il cappio,
ripercorriamo il sentiero dell’andata che, come sempre, al ritorno sembra sempre
diverso. “ Cos’è quel monte? “, chiede Anna indicando il Vigese e rischiando
l’espulsione immediata dal gruppo. Sandro, scandalizzato, dice che ci vuole
sottoporre a un esame per vedere quanti monti sappiamo riconoscere, ma l’esame
va deserto perché nessuno si presta. Poco prima dell’una raggiungiamo la
macchina. Ci cambiamo le scarpe e raggiungiamo l’agriturismo Guidotti, lì
vicino. Resta inteso che dopo pranzo io resterò in macchina a leggere, mentre
gli altri faranno altre due o tre ore di passeggiata. Come antipasto ci facciamo
portare polenta fritta con un mix di formaggi, ottima. Poi, dopo molti
tentennamenti,siccome Parigi val bene una messa, ordino le crescentine, come
Miriam e Sandro. Le altre ordineranno tagliata , castrato e verdura fritta,
anche questi ottimi. Le crescentine invece sono sublimi: piccole, niente unto,
leggere come la materia di cui sono fatti i sogni. Noi però riusciremo ad
appesantirle un po’ con fette di lardo, salame e pancetta. Come
dolce,crescentine con nutella e marmellate – queste ultime così buone che non
toccheremo neppure la nutella. Il ristoratore ci intrattiene a lungo parlando di
sport e di tifoserie, ci spiega come fa il pane e la pasta alle ortiche e poi
offre a Sandro una grappa all’ortica fatta da lui, molto buona. Alla fine siamo
così contenti che saremmo disposti a pagare una bella cifra, ma lui non lo sa e
ci chiede solo 24 euro a testa. Usciamo ripromettendoci di tornare. Risaliti in
macchina, da un sondaggio emerge che io, Anna e Cate vorremmo restare in
macchina a dormire, così Sandro decide di tornare subito a Bologna. A casa alle
quattro.

