13 novembre 2013 -
Castelluccio - Madonna del Faggio
Strada per Madonna del faggio -
Santuario - sent. 147 - Tresana - sent.107 - strada forestale -
Castelluccio - recupero auto
ORE 3.20
disl. 350m
9 Km
Recupero auto: 3,7 Km 50 min
IL DIARIO
DI
LAURA
Destinazione Castelluccio
Partecipanti Carla, Cate, Dani, Iso, Laura,
Miriam, Patti, Rita, Sandro 1, Sandro 2, Titti, Umberto
Durata Sandro dice 2 ore e mezzo + 1 ora.
Io, suffragata dalle mie ginocchia che si sono molto
risentite, dico 4 ore + 1
Oggi è domenica. Siccome ho lasciato passare troppo tempo
dal giorno della passeggiata e gli appunti sono quasi illeggibili, vi avverto
che mi toccherà di inventare. Alle otto e mezzo alla Meridiana. Patti è felice
perché oggi fa il suo rientro nel consorzio umano, dopo aver passato un mese
chiuso in casa a dipingere per la mostra. Siamo in dodici. Incredibile, di
solito questo numero lo raggiungiamo solo quando andiamo a mangiare al
ristorante ! E poi oggi ci sono quattro galli nel pollaio : chissà che arruffìo
di penne, che rizzarsi di creste, quanti chicchiricchì! Partiamo per
Castelluccio. Il tempo promette bene – ma poi non manterrà la promessa e il
cielo resterà per quasi tutto il tempo un po’ triste e velato, anche se non
pioverà. Arriviamo a Castelluccio, lo oltrepassiamo e parcheggiamo nel bosco a
un’ora di strada dal paese, così i più assatanati potranno camminare anche nel
pomeriggio. Alle nove e mezzo cominciamo la passeggiata. Dopo una bella salita
arriviamo a Tresana – posto che ricordiamo per le sue belle ortensie ( che però
adesso sono state potate). Entriamo in un bel bosco, dove gli alberi alti e
slanciati – beati loro – si protendono verso il cielo. Il sentiero è coperto da
uno spesso strato di foglie dove io affondo fino alle caviglie – Cate invece
fino al ginocchio. Camminiamo e sotto i nostri piedi le foglie frusciano e
gemono, e il vento del nord le trascina nella notte fredda dell’oblìo – no,
forse sto esagerando con le metafore, ma volevo citare ‘Les feuilles mortes’. La
vista a tratti si apre e appare un bel paesaggio macchiato di giallo e di
rosso. Sandro è tutto concentrato a cercare la strada sulla sua cartina: sono
sicura che riuscirà sempre a trovare quella più lunga e disagevole. In un
momento in cui non sta studiando la carta, ci comunica che lui non andrà più a
cercare nessuno, se ci perdiamo. Non ci possiamo credere: si è mai visto un cane
da pastore che non va a cercare la pecorella smarrita? Cammina cammina, il
sentiero sbuca in una strada di terra battuta e alle due e un quarto ci fermiamo
per mangiare. Alcuni restano in piedi , altri si siedono su un muretto sconnesso
e spoglio: è in momenti come questo che più rimpiangiamo Isa, che stendeva in
terra le sue tovaglie ricamate per fare il picnic. Mangiamo pane, mortadella,
salame e altri cibi tutti esclusivamente ricchi di colesterolo, e il vino
novello che ha portato Sandro ci consola della stanchezza . Arrivati a
Castelluccio, continuiamo a consolarci con caffè e patatine. Poi i guidatori,
più due che Alberto non esiterebbe a definire ‘maniaci’ vanno a riprendere le
macchine. Rimaniamo in sette. Dani legge, gli altri si siedono davanti alla
grande vetrata che dà su un bellissimo paesaggio. Giochiamo a burraco , mentre
il cagnolino Biagio cerca in tutti i modi di stabilire un rapporto affettuoso
con noi – e soprattutto con Carla – ma viene respinto sdegnosamente. Dopo un’ora
ritornano i nostri amici e prendiamo la strada del ritorno. Patti, Iso ed io
saliamo sulla macchina di Umberto dove, quasi subito, si accende una discussione
molto accalorata sulla (in)affidabilità di Renzi. Patti e Umberto – che nel
frattempo sta guidando mettendo la nostra vita a repentaglio - vengono quasi
alle mani. Prego Umberto di calmarsi e di non urlare, e lui si difende dicendo
che anche Patti sta urlando. Questa scusa non l’accetto, perché ‘Patti urlante’
è chiaramente un ossimoro. La discussione continua in modo concitato e
incattivito fino a casa. Io e Iso stiamo zitte , mentre ci viene il mal di
testa, e capiamo finalmente perché la sinistra non vincerà mai.
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